Frequenza di rimbalzo: cos’è il bounce rate?

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Frequenza di rimbalzo: cos’è il bounce rate?

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Google stesso definisce la  frequenza di rimbalzo come “la percentuale di visite di una sola pagina, ossia visite in cui la persona esce dal sito dalla stessa pagina in cui è entrata senza interagire con essa.” Wikipedia definisce in questo modo il BOUNCE RATE:  Un bounce (in inglese rimbalzo) avviene quando l’utente abbandona il sito dopo aver preso visione di una sola pagina web entro pochi secondi.

Il che vuol dire che più la frequenza di rimbalzo è alta, maggiore è il numero di utenti che “fugge” dal sito pur avendolo raggiunto. Un utente interessato dovrebbe  seguire questi tre principali step: cercare e trovare il sito, guardarlo, trovare le informazioni che lo interessano talmente tanto da portarlo a interagire col sito. Questo comportamento corrisponde a una frequenza di rimbalzo bassa. Il bounce rate (per dirla in termini tecnici) è un ottimo strumento per valutare la qualità del traffico che arriva su un sito, e l’analisi delle cifre ad esso relativi si rivela fondamentale se si vuole attirare un target sempre più interessato e “convertibile”.

All’interno delle statistiche di un sito, a tal proposito ricordiamo che l’analisi del traffico web è fondamentale per una più ampia strategia di webmarketing, si possono esaminare i dati sulla frequenza di rimbalzo nei dettagli.

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Per esempio è utile vedere i dati sul bounce rate della sorgenti di traffico, in modo da individuare la provenienza degli utenti più interessati e migliorare la propria strategia di visibilità su queste fonti. Nel caso riportato nell’immagine è evidente che le ricerche organiche sono la sorgente di traffico che conduce più potenziali clienti.

E’ interessante esaminare anche la frequenza di rimbalzo delle pagine più visitate del sito, per esempio se una pagina ha molte visualizzazioni ma un’alta frequenza di rimbalzo significa che c’è qualcosa che non va.

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Di fronte a una situazione del genere i quesiti da porsi e sui quali intervenire sono: i contenuti della pagina sono attinenti con quello che l’utente cerca, i testi sono chiari e comprensibili, la navigazione è semplice, e via dicendo. Possono rivelarsi d’aiuto nel caso di una pagina poco coinvolgente i bottoni call to action che invitano l’utente proprio all’azione.

Infine, ma altrettanto utili, sono le cifre sulla frequenza di rimbalzo sulle parole chiave.

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Queste cifre si rivelano molto utili per individuare quali sono i termini ricercati che veicolano al sito utenti che trascorrono molto tempo sul sito e che visualizzano più pagine. Termini per i quali sarà necessario avere una buona visibilità sui motori di ricerca sia nei risultati organici che nelle campagne pubblicitarie a pagamento.  E’ infatti più conveniente per il proprio business avere meno utenti ma più interessati;  piuttosto che migliaia di visitatori al sito ma che fuggono immediatamente.

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